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Un viaggio, una scoperta…..

E’ stata aggiunta una pagina relativa al diario di viaggio in Bielorussia 2014

per visualizzarla cliccate sul link che trovate nella parte alta del nostro sito.

” Un viaggio, una scoperta…”

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E “Tu chiamale se vuoi emozioni…”

E’ iniziato il countdown:
dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due,uno, zero ……..
Li aspettiamo da un anno e finalmente e’ arrivato il momento dell’arrivo dei bambini bielorussi, che sbarcheranno a Orio il 29 agosto 2013.
Tra pochi giorni un nutrito gruppo di circa sessanta bambini, per la precisione cinquantasei soggiorneranno per cinque settimane nella zona della Martesana accompagnati da un rodato team di insegnanti e interpreti grazie al Comitato di Aiutiamoli a Vivere di Vignate.
Le famiglie ospitanti sono quasi pronte e fra loro si radicano sentimenti e sensazioni diverse.
Ci sono le famiglie che ospitano per la prima volta, sicuramente sono un po’ timorose e impaurite, pensano di essere impreparate e sono piene di domande ed dubbi: “Saremo in grado di ospitare un bambino bielorusso??” e soprattutto “ Come comunicheremo??”……..
Quesiti che scompariranno in poco tempo, i gesti e la voglia di comunicare ben presto prenderanno il sopravvento sulla lingua.
Tutto più facile, invece, per quelle famiglie che ospitano per il secondo anno, loro sono già a conoscenza di cosa li aspetta e più sicure nel gestire i bambini che già conoscono.
Infine, il gruppo dei più esperti e un po’ più triste, quelle famiglie che sono al terzo anno e completeranno il loro cammino. Sanno già che purtroppo il 6 ottobre dovranno lasciare il bambino che hanno ospitato per tre anni e con cui hanno condiviso momenti meravigliosi.
Un mix di emozioni varie , famiglie che pur percorrendo strade diverse hanno tutte l’obiettivo di arrivare ad un unico risultato: un aiuto concreto, dispensando a quei bambini un po’ di serenità e nel contempo anche un’assistenza sanitaria.
L’obiettivo principale e’ contribuire al miglioramento della loro salute psico-fisica attraverso il soggiorno nel nostro paese, dove i bambini vengono sottoposti a controlli medici e a cure dentistiche. Inoltre durante la loro permanenza oltre alla didattica si organizzano feste con giochi, gite e vari momenti di svago in condivisione con tutte le famiglie che partecipano al progetto.
Tutto programmato. Tutto organizzato in modo esemplare.
Questo soggiorno trascorso lontano dai territori ancora contaminati dal disastro di Chernobyl e il cambio di alimentazione consente loro di trarne beneficio.
I bambini giungono con lo spirito di trascorrere una bella vacanza, di conoscere nuove realtà ma con la consapevolezza del ritorno a casa dai loro familiari.
Per le famiglie ospitanti invece la possibilità’ di poter essere utili facendo qualcosa di concreto e ricevendo in cambio molta gratitudine, affetto ma soprattutto un arricchimento interiore tipico della gioia di donare che però non danno altre esperienze analoghe.
Mauro

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RACCONTO DI UN VIAGGIO Cernusco–Sosnovy Bor andata e ritorno

Dopo aver ospitato nel mese di settembre del 2012 per la prima volta una bambina bielorussa, abbiamo voluto e desiderato andarla a trovare per conoscere tutta la sua famiglia e capire qualcosa di più di lei. Abbiamo deciso di partecipare ad un viaggio organizzato dal Comitato di Vignate unendoci a Adrienne, Giuseppe,Barbara, Betty e Rodrigo.
In noi tanta voglia di vedere luoghi nuovi e diversi dal nostro e conoscere usi e modi di vivere di altre persone.
Alla partenza tanto entusiasmo e un po’ di preoccupazione per la lingua, ma convinti che i gesti avrebbero sopperito, almeno in parte.
Arriviamo all’aeroporto di Gomel , dopo un volo tranquillo, sbrighiamo in fretta le formalità burocratiche alla dogana, e ci dirigiamo con Alexei (autista) e Natascia, la nostra interprete e angelo custode per tutta la nostra permanenza sul suolo bielorusso, verso Sosnovy Bor.
Si viaggia tra ampi spazi verdi e tra foreste di betulle, i paesi sono distanti, villaggi con case in legno, le strade percorribili, infinite ma con poco traffico: un paesaggio meraviglioso, una bellezza che non si può scordare.
Il primo impatto e’ particolare, le strade sono sterrate, tranne la principale, le case decadenti, i palazzi di recente costruzione sono un po’ meglio,ma certo non assomigliano ai nostri, la povertà e’ ovunque.
Finalmente arriviamo, Evi e’ la prima che ci viene incontro, otto anni, l’abbracciamo e conosciamo il papà, la mamma e la sorellina.
Un momento emozionante, che ricorderemo per sempre!
Siamo ospiti della famiglia, che ha voluto a tutti i costi ricambiare l’ospitalità che abbiamo dato alla loro figlia.
L’accoglienza e’ molto calorosa, ci viene offerto di tutto, forse anche qualcosa che loro non potrebbero permettersi, vogliono ringraziarti, sdebitarsi: ci siamo sentiti veramente a casa nostra.
Nonostante le grosse difficoltà’ di vita, in queste persone e’ visibile un forte orgoglio personale, una grande dignità e soprattutto un grande senso di ospitalità nei nostri confronti.
Le giornate passano piacevolmente e lentamente, comunichiamo con un po’ di fatica, ma ci capiamo, e soprattutto ogni giornata ci ha dato la possibilità di imparare qualche cosa.
Conosciamo anche i nonni, passiamo con loro un’intera e bellissima giornata che sicuramente non dimenticheremo mai.
E’ arrivato il momento della partenza ……….. siamo un po’ tutti tristi, anche se riconosciamo che siamo stati un po’ d’ingombro e comunque torniamo a casa dalla nostra famiglia.
La partenza e’ stato forse il momento piu’ difficile, lasciare quelle persone, con cui per diversi giorni si e’ condiviso tutto, il distacco dalla famiglia, momenti di sconforto e di emozioni a cui fa seguito il pensiero che presto a settembre rivedremo la bimba.
E’ bello vedere, come in pochi giorni, si sia creato un grande legame affettivo fra due famiglie, che comunicano con difficoltà, ma che entrambe sono desiderose di conoscere e farsi conoscere. Ed è proprio vero quando c’e’ la volontà di capirsi la diversità della lingua non è un problema.
Ci fermiamo per un giorno a Minsk, per una visita veloce.
Mink e’ una grande città’, moderna perchè costruita dopo la seconda guerra mondiale dopo che i nazisti ridussero la città in macerie.
Il divario tra città e campagna è evidente.
Minsk e’ un eccesso dal punto di vista monumentale, con grandi viali ed enormi piazze, Natascia ci fa da Cicerone, visitiamo il monumento dei caduti in Afganistan, giriamo per la città, vediamo il palazzo presidenziale, la sede del kgb, Piazza indipendenza con palazzi imponenti, la statua di Lenin e l’edificio che ospita l’università della Bielorussia, Piazza della Vittoria (obelisco e fuoco) che ricorda i militari e patrioti sovietici caduti nelle guerre.
Arriva l’ultimo giorno, all’aeroporto, Natascia ha voluto esserci a tutti i costi, ci saluta con tanta emozione e ci promette che ci rivedremo a settembre.
In aereo si fanno le prime riflessioni, sicuramente un viaggio impegnativo, intenso, diverso dai soliti viaggi turistici, un viaggio che ti fa capire tante cose, sensazioni, emozioni che sicuramente ti arrichiscono, un’esperienza unica e forse irripetibile.
Anche se l’anno prossimo, saremo ancora in prima fila, vogliamo portare i nostri figli per far provare loro quelle emozioni che abbiamo provato noi.
Siamo andati in Bielorussia con una valigia colma di cose da dare, e siamo tornati con una valigia piu’ vuota, ma con il cuore colmo di immagini, emozioni , grandi ricordi che hanno reso la nostra vita diversa e soprattutto arricchita di particolari esperienze e insegnamenti che viceversa non avremmo potuto beneficiare.
Un esperienza che non dimenticheremo mai e porteremo per sempre con noi un pezzo di Bielorussia .
Adesso ci prepariamo e vogliamo goderci appieno il secondo anno di ospitalità che inizierà’ a fine mese, e………. non vediamo l’ora !!!!!

Mauro e Luana

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GRAZIE CRISTINA! GRAZIE BAMBINI!

CIAO CRISTINA, ANCHE QUEST’ANNO SIAMO VENUTI A TROVARE TE E LA TUA FAMIGLIA IN BIELORUSSIA.
CI AVETE FATTO LA SORPRESA DI ORGANIZZARE IL NOSTRO SOGGIORNO PRESSO DI VOI, NON TI NASCONDIAMO CHE QUALCHE COMODITA’ CI E’ MANCATA, MA SUPERATI I PRIMI MOMENTI DI DIFFICOLTA’, E’ STATA L’OCCASIONE PER CONOSCERVI MEGLIO.
ABBIAMO RICORDATO IL MOMENTO IN CUI ABBIAMO DECISO DI FARE QUEST’ESPERIENZA CON UNA BAMBINA BIELORUSSA, ABBIAMO DOVUTO CONSULTARE UN ATLANTE PER VEDERE DOVE FOSSE LA TUA NAZIONE, E SIAMO RIMASTI STUPITI NELLO SCOPRIRE, CHE DOPO PIU’ DI 20 ANNI, LE CONSEGUENZE DRAMMATICHE SUBITE PER IL DISASTRO NUCLEARE DI CHERNOBYL SONO ANCORA PRESENTI.
RICORDIAMO IL PRIMO GIORNO CHE SEI ARRIVATA, TI ABBIAMO APERTO LA NOSTRA CASA ED IL NOSTRO CUORE, NE SEI ENTRATA E NON NE SEI PIU’ USCITA. ABBIAMO POI CONOSCIUTO LA TUA MAMMA, QUEL DISPETTOSO DEL TUO FRATELLINO ED IL TUO NUOVO PAPA’.
VENENDO A TROVARVI CI SIAMO RESI CONTO DI QUANTI E QUALI PROBLEMI AFFLIGGONO LA TUA NAZIONE. LA COSA CHE PIU’ CI HA RIEMPITO DI TRISTEZZA E’ STATO ANDARE A TROVARE UNA BAMBINA CONOSCIUTA IN ITALIA, OSPITATA IN UN ISTITUTO CON BIMBI TOLTI ALLE FAMIGLIE CON PROBLEMI D’ALCOOL.
LA TUA ESPERIENZA CON LA NOSTRA ASSOCIAZIONE AIUTIAMOLI A VIVERE E’ GIUNTA AL TERMINE, TI ABBIAMO OSPITATO PER CIRCA 40 GIORNI L’ANNO PER TRE ANNI, MA I RAPPORTI CON TE E LA TUA FAMIGLIA FORTUNATAMENTE NON SONO TERMINATI. NELLA NOSTRA RECENTE VISITA ABBIAMO CONOSCIUTO LA BAMBINA CHE, SALVO PROBLEMI, OSPITEREMO NEI PROSSIMI TRE ANNI, ABBIAMO SAPUTO CHE PURTROPPO LA SUA SITUAZIONE FAMIGLIARE NON E’ TRANQUILLA COME LA TUA. OLTRE AD UN DISCORSO TERAPEUTICO PROVEREMO A DARLE SERENITA’. SARA’ IMPORTANTE APRIRE ANCOR DI PIU’ IL NOSTRO CUORE. NOI SIAMO PRONTI.
OGNI VOLTA CHE INCONTRIAMO UNA PERSONA BIELORUSSIA CI SENTIAMO DIRE GRAZIE.
CI RINGRAZIANO PER L’OSPITALITA’ CHE VI OFFRIAMO, CI RINGRAZIANO PER GLI AIUTI CHE REGOLARMENTE VI INVIAMO, CI RINGRAZIA LA PRESIDE DELLA TUA SCUOLA PER QUELLO CHE RIUSCIAMO A REALIZZARE DIRETTAMENTE DA VOI CON PROGETTI MIRATI.
MA ANCHE DA PARTE NOSTRA CI SENTIAMO DI DIRTI GRAZIE.
TI RINGRAZIAMO PER L’AFFETTO CHE SEI RIUSCITA A DARCI, TI RINGRAZIAMO PERCHE’ NELLE VISITE NELLA VOSTRA CASA ABBIAMO CAPITO COSA VUOL DIRE IL SUPERFLUO, TI RINGRAZIAMO PERCHE’ ABBIAMO SAPUTO DALLA TUA MAMMA CHE CI CHIAMI I “GENITORI ITALIANI”, LA COSA CI INORGOGLISCE, MA SIAMO SOLO AMICI, TI RINGRAZIAMO PERCHE’ ATTRAVERSO TE E I TUOI AMICI, ABBIAMO CONOSCIUTO TANTE FAMIGLIE ITALIANE CHE CON ENTUSIASMO SI TROVANO A CONDIVIDERE UN’ESPERIENZA D’AMORE.
GRAZIE CRISTINA! GRAZIE BAMBINI!
Franco e Mariateresa
AIUTIAMOLI A VIVERE

SE QUALCUNO VOLESSE INTRAPRENDERE UN’ESPERIENZA AFFASCINATE, ENTUSIASMANTE, UNICA E NON HA PAURA D’AFFRONTARE QUALCHE PROBLEMA, CONSULTI IL SITO www.aiutiamoliaviverevignate.it TROVERA’ COME CONTATTARCI.

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Riflessioni di viaggio

Arrivederci all’anno prossimo, Bielorussia…

Giovedì 17 aprile ore 18 – parcheggio Boccadoro …….. comincia l’avventura!
Sì perché d’avventura si tratta, ripensandoci bene: 40 persone – nove camper stracarichi di materiale per i bambini – oltre 5.000 km da percorrere attraversando cinque paesi – strade sconosciute – condizioni meteorologiche incerte (qualcuno aveva paventato diversi cm. di neve) – e l’inesperienza nella conduzione e nella vita di camper della maggior parte dei partecipanti. Una cosa accomuna tutti ed è ben percepibile negli sguardi: la voglia di partire, di raggiungere quella realtà così distante da noi e di riabbracciare i nostri bambini.
Ed i km cominciano a scorrere davanti a noi, impietosi nella loro lentezza. Si guida sino a notte inoltrata ed al mattino puntuali alle 7,30 con i motori accesi per proseguire. Ecco l’Austria, Vienna con il suo traffico, la Repubblica Ceca ed eccoci in Polonia. Tappa a Chestochova per la visita al Santuario della Madonna Nera e per osservare la devozione del popolo Polacco e la tradizione della benedizione dei cestini con le uova Pasquali. Arriviamo a Lublino – 100 km dal confine Bielorusso per salutare le suore che appartengono alla stessa congregazione di Vignate, ci aspettano sulla strada, ci corrono incontro festanti, sono quasi tutte italiane. Scarichiamo anche a loro materiale alimentare e scarpe, ci fanno visitare la chiesa, pernottiamo ed al mattino alle 6,00 assistiamo alla messa di Pasqua in una chiesa gremita d’adulti e bambini fin fuori dal sagrato.
Ed eccoci di nuovo sui mezzi, pronti per affrontare gli ultimi 600 km che ci separano dal primo incontro con i bambini. La frontiera Bielorussa, la maggiore incognita del viaggio. Temevamo anche 10 ore d’attesa snervante, ce la caviamo con quattro ore e mezza, qualche sacchetto di generi italiani (che erano destinati ai bambini) e l’immancabile caffè.
Benvenuti in Bielorussia – bentornati indietro di 60 anni. Si percepisce immediatamente che abbiamo lasciato alle nostre spalle il confortante mondo occidentale: le strade denotano sempre più la trascuratezza nella manutenzione (d’altro canto a chi servono), le poche auto che incrociamo (credo non più di 30/40 in 400km) risvegliano ricordi di un lontano passato, ma è il paesaggio a sconvolgere di più la nostra abituale visione della vita. Ci accompagnano ininterrottamente campi e boschi di betulle. La terra però non comunica “vita” come nelle nostre campagne lombarde: è spoglia, incolta, sembra non avere speranza neanche lei. Eppure lì qualcuno ci vive, in quelle “dacie” di legno, tutte uguali, con il terreno racchiuso da staccionate cadenti. E’ buio ormai, ma da quelle povere abitazioni sono poche le luci che illuminano la notte. Anche la strada è buia, solo i fari dei nove camper creano uno spettacolo inconsueto. Inconsueto anche per quella povera signora che incrociamo al ritorno dal lavoro – 6 km a piedi per tornare a casa con due borse pesanti – le diamo un passaggio e qualche alimento italiano, non finisce più di ringraziarci.
Siamo in tremendo ritardo sulla tabella di marcia, ma dobbiamo arrivare per avere un posto sicuro dove dormire.
Sono ormai le tre di notte quando la “carovana” arriva a Sasnovi Bor. Credevamo ormai di incontrare solo Ludmilla ad aspettarci ed invece erano tutti lì ….oltre 30 bambini con i genitori ed i tavoli di scuola imbanditi per fare festa agli amici italiani. L’oscurità nasconde la commozione nei nostri occhi, ci abbracciamo, brindiamo. Una buona dormita (la prima dopo quattro giorni) ed alla spicciolata scendiamo dai camper: sono tutti lì, come la sera prima, quasi avessero trascorso tutta la notte a vegliare su di noi. Li chiamiamo uno ad uno, c’è il pacco della famiglia italiana ed un sacchetto di generi alimentari, le foto di rito, i saluti per chi è rimasto a casa. Non ci siamo dimenticati di nessuno dei nostri bambini, ma in quella scuola ci sono anche gli altri, tanti altri. Ci accolgono nelle loro classi, si alzano in piedi quando entrano gli italiani, timidamente si avvicinano per consegnarci un loro ricordo, cercano un sorriso, una carezza, un bacio. In quegli occhi di quell’azzurro marino, di quel mare che loro non hanno mai visto, c’è tanta rassegnazione e la speranza di poter venire in Italia. Le insegnanti si fanno in quattro per ben figurare, con orgoglio ci fanno visitare le classi, la mensa, la biblioteca, l’esposizione delle foto italiane. I bagni li visitiamo da soli, basta uno sguardo per capire e non servono parole per commentare.
Mi sembra di rivivere il libro “Cuore”, ma questa è realtà, non finzione. Le famiglie ci invitano a casa, vogliono ricambiare l’ospitalità che per anni noi diamo ai loro bambini. Anche noi siamo curiosi di capire meglio la loro realtà, siamo venuti anche per questo. La tavola imbandita di tartine, pollo, pesce, insalata russa, birra, vodka, stona però con il resto dell’ambiente. Basta poco per capire che non è quella la quotidianità. “Le bambine non hanno fame, mangeranno dopo” in verità non c’è posto a tavola per loro, mancano le sedie e probabilmente anche piatti e posate, ma oggi è festa, ci sono gli amici italiani, da domani ricominceranno a mangiare patate e zuppa. Meno male che c’è Irina, una ragazza che è stata in Italia per otto anni, parla toscano, ci traduce. Il papà orgoglioso dice che quella casa l’ha comprata e da solo l’ha sistemata in due anni: impianto idraulico, riscaldamento a legna, c’è anche la televisione ed un telefono senza fili. Alle pareti tappeti, sono ornamentali ma soprattutto trattengono il caldo. Fuori, in “giardino”, la stessa terra senza vita da cui spuntano rami spogli di mele contaminate e sabbia, tanta sabbia. Hanno preparato anche uno spettacolo di canti e balli russi per noi, nel teatro del villaggio, cattedrale nel deserto, ultimo simbolo di un glorioso passato. E’ arrivato il momento dei saluti, ci aspettano gli altri bambini a 100 km di distanza. La commozione è inevitabile ma è un arrivederci, non un addio.
A Ragaciov il copione è il medesimo anche se i bambini sono 70 e molti sono ormai diventati ragazzi più alti di noi. Le scuole hanno lo stesso stile, le case anche, la vegetazione è tristemente monotona. Troviamo anche il tempo per un picnic nel bosco, una grigliata e tanti canti e balli accompagnati dalla fisarmonica. Per un pomeriggio riusciamo a dimenticare la realtà circostante anche se lo sguardo dei padri, carico di rassegnazione, non ci abbandona mai. Quello sguardo che viene tramandato da padre in figlio e che solo la consapevolezza di poter aspirare ad un futuro migliore riuscirebbe a mutare.
E’ l’ora del ritorno, abbiamo tre giorni per percorrere i 2500 km che ci separano da Vignate, da una Vignate in festa per la Redenzione: giostre, costumi, bancarelle e fuochi d’artificio.
Bentornati in occidente, bentornato consumismo, ma quello sguardo non riesco a dimenticarlo, la rassegnazione di chi non ha mai visto il mare. …..arrivederci all’anno prossimo Bielorussia.
Roberto

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