Il Comitato

Era il 1997 quando Giorgio volle provare a costituire un Comitato a Vignate coinvolgendo alcuni amici e persone che sapeva essere sensibili alla solidarietà. Tra queste Giulia Majerna.

Erano trascorsi 5 anni dalla costituzione della Fondazione “Aiutiamoli a vievere” di Terni. Ed erano già passati 11 anni dall’evento che aveva sconvolto non solo il nord dell’ Ucraina (Chernobyl si trova nella regione del Kiev a nord appunto di questo stato) ma anche il paese immediatamente confinante a nord, la Bielorussia.

La voglia di fare qualcosa di concreto per gli altri, una particolare predisposizione alla solidarietà ed il desiderio di sentirsi un po’ utili a questo mondo ha fatto in modo che un inizialmente piccolissimo gruppo di persone, si unisse in un Comitato di volontari pronto ad aiutare e sostenere concretamente una parte dei tanti villaggi dove ancor oggi il disastro di Chernobyl è così presente.

Attraverso la Fondazione abbiamo intrapreso fin da subito il cammino verso il primo dei tanti progetti: l’ospitalità.

Così nel 1998 attraverso passaparola, riunioni e cartelli affissi in tutto il paese siamo riusciti a fare in modo che 28 famiglie di Vignate aderissero al progetto. Un vero successo considerando che il paese contava meno di 8.000 abitanti. L’inesperienza iniziale ci fece commettere l’errore di  incentrare tutte le nostre forze sulla sola ospitalità, senza considerare l’importanza della vera progettualità legata all’iniziativa nella sua visione più generale e la continuità dell’opera di solidarietà.

Ben presto, specialmente dopo aver visto coi nostri occhi quale fosse la realtà sociale dei due villaggi, Sosnovy Bor e Rogachev, capimmo che il nostro lavoro non doveva limitarsi al solo periodo di risanamento, ma a qualcosa di più.

Avevamo capito che il vero successo di questo progetto contava 2 elementi fondamentali:

  • concretizzare le azioni d’aiuto senza chiedere soli contributi economici alle famiglie italiane, ma coinvolgendole direttamente in tutte le nostre iniziative
  • creare un rapporto di continuità tra noi, le famiglie italiane e gli istituiti, le scuole e le famiglie bielorusse senza limitarle ai periodi legati all’ospitalità

Come realizzare queste due cose?

Nel primo caso trasmettendo come concetto fondamentale alle nuove famiglie che desiderano aderire ai nostri progetti che l’aspetto della partecipazione è fondamentale.  Il nostro obiettivo è infatti trasmettere ai bambini i valori dell’amicizia, della comprensione, del sostegno reciproco, della solidità degli affetti familiari. La partecipazione delle famiglie alle iniziative che organizziamo durante il soggiorno è fondamentale per trasmettere un messaggio positivo che deve trovare continuità durante l’anno indipendentemente dalle distanze culturali e geografiche. Come fondamentale è la partecipazione della famiglie ai vari eventi che organizziamo durante l’anno (lotteria, teatro, spettacoli, mercatini, pizzate…) alle quali le famiglie partecipano con entusiasmo e coinvolgimento soprattutto perché nel tempo si sono create relazioni d’amicizia disinteressata tra i componenti.

Nel secondo caso facendo viaggi presso gli istituti, le scuole e le famiglie, attraverso il tir della speranza e i pacchi personalizzati. Queste cose hanno fatto si che  per esempio grazie agli ottimi rapporti instaurati con le insegnanti riusciamo ad intervenire a sostegno delle realtà familiari più disagiate ed a realizzare microprogetti a favore delle scuole frequentate dagli stessi bambini, e le famiglie bielorusse più disagiate si sentono maggiormente confortate nel sapere che non sono proprio sole…

Per concludere è importante per noi esprimere il concetto che l’idea di volontariato non è per nulla vicina all’idea di passatempo, ma di un impegno intrapreso con volontà, serietà e devozione. Il fatto che il nostro operato non sia remunerato non è certamente una scusa per dedicarsi al bene degli altri solo quando non si ha altro di meglio da fare…chi ha bisogno non aspetta certamente i nostri comodi…