Un viaggio, una scoperta…..

Viaggio in Bielorussia della sezione di Vignate della Fondazione Aiutiamoli a Vivere

Finalmente si parte! Dopo mesi di preparativi e attesa, mercoledì 16 aprile è tutto pronto e ci ritroviamo a Vignate per partire per la Bielorussia!

Tutto è iniziato mesi prima: in settembre 2013 abbiamo accolto per la prima volta a casa nostra un bambino di 7 anni, Vania, proveniente dalle zone meridionali della Bielorussia, quelle maggiormente contaminate dall’incidente di Chernobyl di 28 anni fa. Per 5 settimane Vania ha vissuto con noi, giocato con nostro figlio, è andato a scuola di giorno e ha trascorso le serate e i fine settimana in nostra compagnia, imparando qualche parola di italiano e abituandosi ad apprezzare i cibi italiani. È stata una bella esperienza, a volte faticosa per la difficoltà di capire i suoi bisogni a causa della lingua, ma che comunque ci ha arricchiti e ci ha resi “curiosi” di vedere dove e come vive, conoscere la sua famiglia, farci un’idea della nazione dalla quale proviene.

Così, quando il presidente della sezione di Vignate ha spedito l’invito a partecipare al viaggio in Bielorussia, abbiamo deciso di unirci al gruppo. Sono seguiti quindi i preparativi, i passaporti, i visti, le riunioni per i programmi di viaggio e infine si parte!

Siamo 3 camper, 12 persone in tutto, altre 4 faranno il viaggio in aereo e ci raggiungeranno direttamente in Bielorussia. I primi tre giorni sono di viaggio: i tempi sono serrati, perché bisogna coprire più di 800 chilometri al giorno. Lasciata l’Italia, attraversiamo velocemente l’Austria, poi la Germania, con le sue decine e decine di pale eoliche lungo il percorso, quindi la Polonia, con una breve visita al grandioso Santuario di Licheń e, alla mattina del 3° giorno, raggiungiamo Terespol, la città dove si trova la frontiera tra Polonia e Bielorussia. Qui incontriamo Svetlana, che ci farà da interprete per tutto il viaggio, e quindi ci apprestiamo a passare la dogana con il suo aiuto. Quella polacca richiede 2 ore di attesa, quella Bielorussa altre 3 ore: è un continuo compilare moduli scritti solo in cirillico, consegnare documenti e attendere innumerevoli controlli. Serve veramente tanta pazienza!

Quando finalmente entriamo a Brest, la prima città in Bielorussia, dobbiamo perdere un’altra ora e mezza per noleggiare una specie di “telepass” che ci servirà per viaggiare sulle strade a pagamento della Bielorussia: non posso chiamarle autostrade, perché lungo queste strade ci sono i semafori, gli attraversamenti pedonali, le fermate degli autobus di linea ed è possibile fare inversione di marcia… Ormai è il tardo pomeriggio quando riusciamo a rimetterci in viaggio e, dopo tre ore di guida, ci fermiamo a pernottare in un’area di servizio vicino a Minsk, la capitale bielorussa. Queste strade a pagamento fino a Minsk sono nuove e ben tenute, probabilmente perché in maggio a Minsk ci sono i campionati mondiali di hockey su ghiaccio, ma, man mano che si scende a sud della Bielorussia e si viaggia su strade non a pagamento, queste diventano sempre più sconnesse. Lungo la strada si alternano boschi di conifere, qualche lago, pianure coltivate e, in lontananza, i villaggi. Tutti i cartelli stradali, ad eccezione di quelli per Brest e Minsk, sono in cirillico, quindi per noi sono assolutamente incomprensibili. Se aggiungiamo poi che, ad un certo punto, il nostro Tom Tom non conosce più nessuna strada e neanche le città, rappresentando sul monitor la freccia indicatrice che vaga su una unica distesa verde…. iniziamo a pensare di essere fuori dal mondo a noi conosciuto e ci auguriamo solo di non perderci…

Finalmente la mattina del 4° giorno arriviamo a destinazione, Sosnovy Bor, un paese di circa 2.000 abitanti, nel sud della Bielorussia, dove vivono molti bambini e ragazzi che sono stati ospiti presso le famiglie di Vignate e dintorni. E, finalmente, ci raggiungono anche gli altri 4 componenti del gruppo di italiani, che sono arrivati in aereo, e 3 bambini bielorussi, che sono stati ospiti in Italia, tra cui Vania, il “nostro” ospite! Da principio è un po’ spaesato ed intimorito, ma dopo qualche ora di gioco a calcio con nostro figlio Francesco, Nikita (un bambino bielorusso ospite di un’altra famiglia italiana) e gli altri bambini bielorussi di Sosnovy Bor, Vania si rilassa e inizia persino a parlare italiano! Nel pomeriggio di sabato, i bambini e i ragazzi di Sosnovy ci presentano lo spettacolo di canti e balli che hanno organizzato per noi e le loro famiglie: sono tutti molto bravi, ma più di tutto mi sono piaciute le danze tradizionali bielorusse, molto allegre e coinvolgenti.

In un primo momento il paese di Sosnovy Bor sembra povero e molto triste ma, dopo aver visto altri villaggi più piccoli ai margini delle città o sperduti nelle campagne, devo addirittura ricredermi: nonostante la sua povertà e i suoi problemi economici perché è in funzione solo una fabbrica di macchine agricole, questo paesino è relativamente sviluppato, perché ha qualche condominio costruito di recente, alcuni minimarket, una o due banche e qualche altra attività commerciale nascosta dietro la facciata anonima delle case. Sì, perché nei paesi e nei villaggi non ci sono vetrine e insegne luminose e colorate, di sera solo qualche lampione illumina la strada, altrimenti completamente buia, e le pochissime macchine in circolazione sono prevalentemente vecchi modelli, da noi ormai dimenticati.

Il “pope” ortodosso di Sosnovy Bor è molto cordiale e, la notte di Pasqua, ci invita a pregare con loro nella chiesa ortodossa, ringraziandoci per quello che facciamo per i loro bambini e il loro paese. Gli ortodossi – ci racconta – restano svegli a pregare tutta la notte di Pasqua, fino al mattino, ma noi siamo troppo stanchi a causa del viaggio dei giorni precedenti per riuscire a vegliare tutta la notte e il pope ci assicura la loro preghiera e ci augura una buona notte.  

La mattina di Pasqua andiamo alla città vicina, Svetlagorsk, per partecipare alla S. Messa pasquale. Giulia ci distribuisce i foglietti della messa portati dall’Italia e così partecipiamo alla messa più multilingue alla quale abbia mai assistito: il sacerdote parla russo e latino, quindi alterna pezzi in latino con altri in russo, che vengono tradotti in italiano da Svetlana, ed altri in italiano, che legge molto coraggiosamente dal nostro foglietto. Da parte nostra, noi leggiamo le letture e rispondiamo in italiano. Veramente una S. Messa particolare!

Nel pomeriggio di Pasqua, dopo il pranzo a base di specialità bielorusse preparato dalle insegnanti e dalle mamme degli alunni della scuola di Sosnovy Bor e consumato nella palestra della scuola, ci scateniamo in una sequela di balli italiani, russi e caraibici e intoniamo canzoni italiane, tra cui l’immancabile “Volare” e l’Inno d’Italia, tutti in piedi e sull’attenti!

I successivi tre giorni trascorrono visitando alcune scuole, un istituto di riabilitazione e un “internat” (orfanatrofio).

La visita alle scuole ha diversi scopi:

  • incontrare i nuovi bambini bielorussi, che verranno in Italia, con il comitato di Vignate, il prossimo settembre e fare loro una foto, che verrà inviata successivamente alla famiglia italiana che li ospiterà;
  • incontrare i bambini che sono già stati ospiti in passato o che verranno in Italia ancora una o due volte;
  • incontrare presidi ed insegnanti per discutere dei progetti in essere e pianificare interventi futuri;
  • verificare che i progetti definiti in precedenza, e per i quali la fondazione ha stanziato dei fondi, siano stati effettivamente realizzati e siano utilizzati.

Talvolta, i bambini che verranno in Italia il prossimo settembre sono timidi, ma Elisa e Betty riescono a conquistare la fiducia dei piccoli alunni, sedendosi vicino a loro e sfogliando insieme a loro i libri di scuola.

I bambini che, invece, sono già stati in Italia gli anni scorsi, sono felicissimi di vederci e salutano con gioia: a Dvarez, addirittura, il nostro arrivo è salutato con grande esultanza da alunni, insegnanti e preside, e i festeggiamenti e gli scambi di regali si protraggono a lungo. Da questa scuola, infatti, da diversi anni vengono molti bambini in Italia, grazie al comitato di Vignate, che è riuscito ad instaurare un ottimo rapporto con la preside e gli insegnanti. Il comitato ha dato anche aiuti concreti alla scuola per la realizzazione di una sala cucito, con numerose macchine per cucire, ed una sala con attrezzi sportivi, che viene affittata alla sera agli abitanti del villaggio ed il cui ricavato viene utilizzato per le necessità e le attività scolastiche. Con le macchine per cucire, inoltre, le studentesse realizzano lavori che vengono venduti alle feste paesane per finanziare le attività della scuola.

Due delle scuole visitate, che sono in contatto con la Fondazione solo da pochi anni, sono in villaggi molto poveri, alla periferia di Rogachev. La preside di una di queste scuole aveva predisposto che, insieme ai bambini che verranno in Italia per la prima volta in settembre, ci fosse anche un genitore; ho trovato questa idea molto bella e, se possibile, da replicare anche nelle altre scuole, perché dà ai genitori la possibilità di conoscere personalmente le persone italiane che organizzano l’ospitalità dei loro figli e di chiarire eventuali dubbi parlando con l’interprete.

I buoni rapporti che la fondazione Aiutiamoli a Vivere in generale e il comitato di Vignate in particolare riesce ad instaurare con le scuole e altri istituti in Bielorussia sono frutto di un lungo lavoro di conoscenza per guadagnare la fiducia reciproca. Con la scuola di Dvarez si è riusciti, in anni di contatti, a dar vita a diversi progetti, proprio per il fatto che direttrice ed insegnanti sono particolarmente propositive ed aperte a mettere a frutto gli aiuti ricevuti per migliorare ulteriormente la situazione della scuola e degli studenti. Purtroppo, però, non tutte le scuole sono così ricettive verso le possibilità offerte loro dalla Fondazione: per questo motivo, talvolta, non è stato possibile realizzare alcuni progetti.

Le scuole bielorusse sono veramente sorprendenti, se confrontate con le nostre scuole italiane. A parte il fatto che le classi sono molto poco numerose – abbiamo visto al massimo 8 bambini per classe alla scuola elementare e 14 bambini in una classe di scuola materna – la cosa che più colpisce è la disciplina che regna nelle classi: appena entriamo in un’aula, accompagnati dalla preside, tutti i bambini si alzano sull’attenti e, quando ricevono l’ordine di sedersi nuovamente, restano composti ed in silenzio. Tutti sono concordi nell’affermare che anche in Italia servirebbe ancora un po’ di questa disciplina! Alle pareti di tutte le classi, inoltre, è appeso un cartello che raffigura proprio la corretta postura al proprio banco, come alzarsi e come sedersi. Nel corridoio delle scuole, invece, è sempre appesa una foto del presidente bielorusso e la bandiera nazionale.

Oltre alle scuole, visitiamo anche un istituto di riabilitazione per bambini e ragazzi disabili, dove la Fondazione ha ristrutturato l’infermeria, durante un campo di lavoro della scorsa estate e, in precedenza, ha finanziando la ristrutturazione dei bagni, affinchè fossero a norma e fruibili dai disabili. Nonostante la triste situazione dei bambini ricoverati, l’istituto è comunque ben tenuto e l’entusiasmo di un’educatrice nel coordinare lo spettacolo sportivo che i ragazzi hanno preparato per noi è veramente ammirevole e coinvolgente.

La visita nella quale mi sono sentita, invece, a disagio è stata quella all’”internat” di Gorodetz. L’internat è un istituto che ospita bambini e ragazzi (fino a 18 anni), orfani oppure con genitori che non sono in grado di prendersi cura di loro, magari perché alcolizzati o disoccupati. Purtroppo questi ragazzi, sradicati dalla propria famiglia e villaggio d’origine, vivono lontani da casa fino a 18 anni, quando dovranno uscire dall’istituto e, privi di contatti con la realtà esterna, dovranno cercare di costruirsi una vita da soli. Vedere tutti questi bambini, ragazzini e giovani adulti schierati dinnanzi a noi mi stringe il cuore e il fatto di non poter comunicare mi rattrista.

Durante questi giorni in Bielorussia, siamo stati ospiti sia della famiglia di Vania, sia di altre famiglie, i cui figli sono stati a loro volta ospiti in Italia in passato: è impressionante l’ospitalità che tutte queste famiglie ci hanno riservato, nonostante alcune famiglie siano decisamente povere, offrendoci tutto quello che avevano ed accogliendoci con grande gioia e cordialità. Andare a “prendere il caffè”, da loro, significa fare un altro pranzo dopo il pranzo…

Viaggiando lungo le strade della Bielorussia, abbiamo potuto vedere il territorio e i villaggi. Le città sono poche, e nelle periferie ci sono palazzoni alti e squadrati, talvolta molto colorati, così da renderli meno tristi. I villaggi sono veramente particolari: noi li abbiamo soprannominati “villaggi gallici”, proprio perché ci ricordavano il villaggio dei fumetti di Asterix e Obelix. Sono circondati da staccionate che spesso, sul lato che confina con la strada asfaltata, sono dipinte con colori vivaci: ogni villaggio ha i suoi colori, come se questo servisse ad identificarlo dagli altri. Nel prato all’esterno della staccionata abbiamo visto spesso delle piccole casette in legno con il tettuccio, una specie di riproduzione in miniatura delle case del villaggio: dapprima abbiamo pensato che si trattasse di casette per giocare o di cucce per qualche cane, ma poi abbiamo scoperto che si tratta in realtà del pozzo, perché non tutti gli abitanti del villaggio hanno l’impianto idrico in casa e, quindi, devono recarsi al pozzo – in qualsiasi stagione dell’anno, con il bello ed il cattivo tempo – per attingere l’acqua necessaria… Le case dei villaggi sono prevalentemente in legno, spesso non dipinto, e ciascuna è recintata  e circondata da un piccolo terreno, mentre le strade all’interno del villaggio sono sterrate e sconnesse, tanto che sembra di fare un safari! Benché ci siano trattori, aziende e macchine agricole, non è raro incrociare ancora cavalli che trainano i carretti sulle strade o l’aratro nei campi.

Dopo tre giorni di visite alle scuole, ci mettiamo a malincuore sulla via del ritorno, facendo sosta a Minsk per alcuni acquisti, soprattutto degli oggetti che saranno messi in vendita nei mercatini di Natale organizzati dalla Fondazione di Vignate per raccogliere i fondi. Arrivare nella capitale ci catapulta nuovamente nella vita occidentale: infatti, Minsk assomiglia ad una qualsiasi altra capitale europea, moderna e vivace, ed è in totale contrasto con il resto della Bielorussia che abbiamo visto fino ad ora. I negozi sono moderni, con scritte in caratteri occidentali, troviamo l’immancabile Mc Donald e le griffe famose, grandi piazze e monumenti rimessi a nuovo.

Dopo questo tuffo nella vita moderna, ci apprestiamo ad uscire dalla Bielorussia, non prima però di aver fatto, almeno per un’ora, i turisti in terra bielorussa, visitando il castello di Mir, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. La visita è veramente interessante, ed è proprio lì che scopriamo l’origine degli scalini bielorussi: infatti, le scale del castello, che risale al XV° secolo, sono estremamente ripide, strette e diseguali, ecco perché – forse! – ancora oggi gli scalini delle scuole e delle abitazioni che abbiamo visitato sono sempre uno più alto, uno più basso, uno inclinato in avanti, l’altro indietro…

Il viaggio è giunto al termine: abbiamo percorso 5.500 km in 12 giorni, facendo amicizia con i nostri fantastici compagni di viaggio e facendo la conoscenza di splendide persone bielorusse, abbiamo visto una realtà completamente diversa da quella italiana, ma quello che mi è piaciuto molto è stato vedere come nostro figlio si sia integrato con i bambini bielorussi che ha incontrato, giocando con loro e riuscendo a comprendersi in un misto di italiano e bielorusso ma, soprattutto, con la lingua della semplicità e dell’amicizia, della gioia e del desiderio di giocare e divertirsi insieme.

Paola

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