I bagni del Centro Riabilitativo di Rogacev dopo i lavori (2012)

I BAGNI RISTRUTTURATI, LAVORI ESEGUITI CON I FONDI MESSI A DISPOSIZIONE DAL COMITATO DI VIGNATE

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Centro Riabilitativo di Rogacev

Ecco i bagni del Centro Riabilitativo di Rogacev prima dei lavori:

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GRAZIE CRISTINA! GRAZIE BAMBINI!

CIAO CRISTINA, ANCHE QUEST’ANNO SIAMO VENUTI A TROVARE TE E LA TUA FAMIGLIA IN BIELORUSSIA.
CI AVETE FATTO LA SORPRESA DI ORGANIZZARE IL NOSTRO SOGGIORNO PRESSO DI VOI, NON TI NASCONDIAMO CHE QUALCHE COMODITA’ CI E’ MANCATA, MA SUPERATI I PRIMI MOMENTI DI DIFFICOLTA’, E’ STATA L’OCCASIONE PER CONOSCERVI MEGLIO.
ABBIAMO RICORDATO IL MOMENTO IN CUI ABBIAMO DECISO DI FARE QUEST’ESPERIENZA CON UNA BAMBINA BIELORUSSA, ABBIAMO DOVUTO CONSULTARE UN ATLANTE PER VEDERE DOVE FOSSE LA TUA NAZIONE, E SIAMO RIMASTI STUPITI NELLO SCOPRIRE, CHE DOPO PIU’ DI 20 ANNI, LE CONSEGUENZE DRAMMATICHE SUBITE PER IL DISASTRO NUCLEARE DI CHERNOBYL SONO ANCORA PRESENTI.
RICORDIAMO IL PRIMO GIORNO CHE SEI ARRIVATA, TI ABBIAMO APERTO LA NOSTRA CASA ED IL NOSTRO CUORE, NE SEI ENTRATA E NON NE SEI PIU’ USCITA. ABBIAMO POI CONOSCIUTO LA TUA MAMMA, QUEL DISPETTOSO DEL TUO FRATELLINO ED IL TUO NUOVO PAPA’.
VENENDO A TROVARVI CI SIAMO RESI CONTO DI QUANTI E QUALI PROBLEMI AFFLIGGONO LA TUA NAZIONE. LA COSA CHE PIU’ CI HA RIEMPITO DI TRISTEZZA E’ STATO ANDARE A TROVARE UNA BAMBINA CONOSCIUTA IN ITALIA, OSPITATA IN UN ISTITUTO CON BIMBI TOLTI ALLE FAMIGLIE CON PROBLEMI D’ALCOOL.
LA TUA ESPERIENZA CON LA NOSTRA ASSOCIAZIONE AIUTIAMOLI A VIVERE E’ GIUNTA AL TERMINE, TI ABBIAMO OSPITATO PER CIRCA 40 GIORNI L’ANNO PER TRE ANNI, MA I RAPPORTI CON TE E LA TUA FAMIGLIA FORTUNATAMENTE NON SONO TERMINATI. NELLA NOSTRA RECENTE VISITA ABBIAMO CONOSCIUTO LA BAMBINA CHE, SALVO PROBLEMI, OSPITEREMO NEI PROSSIMI TRE ANNI, ABBIAMO SAPUTO CHE PURTROPPO LA SUA SITUAZIONE FAMIGLIARE NON E’ TRANQUILLA COME LA TUA. OLTRE AD UN DISCORSO TERAPEUTICO PROVEREMO A DARLE SERENITA’. SARA’ IMPORTANTE APRIRE ANCOR DI PIU’ IL NOSTRO CUORE. NOI SIAMO PRONTI.
OGNI VOLTA CHE INCONTRIAMO UNA PERSONA BIELORUSSIA CI SENTIAMO DIRE GRAZIE.
CI RINGRAZIANO PER L’OSPITALITA’ CHE VI OFFRIAMO, CI RINGRAZIANO PER GLI AIUTI CHE REGOLARMENTE VI INVIAMO, CI RINGRAZIA LA PRESIDE DELLA TUA SCUOLA PER QUELLO CHE RIUSCIAMO A REALIZZARE DIRETTAMENTE DA VOI CON PROGETTI MIRATI.
MA ANCHE DA PARTE NOSTRA CI SENTIAMO DI DIRTI GRAZIE.
TI RINGRAZIAMO PER L’AFFETTO CHE SEI RIUSCITA A DARCI, TI RINGRAZIAMO PERCHE’ NELLE VISITE NELLA VOSTRA CASA ABBIAMO CAPITO COSA VUOL DIRE IL SUPERFLUO, TI RINGRAZIAMO PERCHE’ ABBIAMO SAPUTO DALLA TUA MAMMA CHE CI CHIAMI I “GENITORI ITALIANI”, LA COSA CI INORGOGLISCE, MA SIAMO SOLO AMICI, TI RINGRAZIAMO PERCHE’ ATTRAVERSO TE E I TUOI AMICI, ABBIAMO CONOSCIUTO TANTE FAMIGLIE ITALIANE CHE CON ENTUSIASMO SI TROVANO A CONDIVIDERE UN’ESPERIENZA D’AMORE.
GRAZIE CRISTINA! GRAZIE BAMBINI!
Franco e Mariateresa
AIUTIAMOLI A VIVERE

SE QUALCUNO VOLESSE INTRAPRENDERE UN’ESPERIENZA AFFASCINATE, ENTUSIASMANTE, UNICA E NON HA PAURA D’AFFRONTARE QUALCHE PROBLEMA, CONSULTI IL SITO www.aiutiamoliaviverevignate.it TROVERA’ COME CONTATTARCI.

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Riflessioni di viaggio

Arrivederci all’anno prossimo, Bielorussia…

Giovedì 17 aprile ore 18 – parcheggio Boccadoro …….. comincia l’avventura!
Sì perché d’avventura si tratta, ripensandoci bene: 40 persone – nove camper stracarichi di materiale per i bambini – oltre 5.000 km da percorrere attraversando cinque paesi – strade sconosciute – condizioni meteorologiche incerte (qualcuno aveva paventato diversi cm. di neve) – e l’inesperienza nella conduzione e nella vita di camper della maggior parte dei partecipanti. Una cosa accomuna tutti ed è ben percepibile negli sguardi: la voglia di partire, di raggiungere quella realtà così distante da noi e di riabbracciare i nostri bambini.
Ed i km cominciano a scorrere davanti a noi, impietosi nella loro lentezza. Si guida sino a notte inoltrata ed al mattino puntuali alle 7,30 con i motori accesi per proseguire. Ecco l’Austria, Vienna con il suo traffico, la Repubblica Ceca ed eccoci in Polonia. Tappa a Chestochova per la visita al Santuario della Madonna Nera e per osservare la devozione del popolo Polacco e la tradizione della benedizione dei cestini con le uova Pasquali. Arriviamo a Lublino – 100 km dal confine Bielorusso per salutare le suore che appartengono alla stessa congregazione di Vignate, ci aspettano sulla strada, ci corrono incontro festanti, sono quasi tutte italiane. Scarichiamo anche a loro materiale alimentare e scarpe, ci fanno visitare la chiesa, pernottiamo ed al mattino alle 6,00 assistiamo alla messa di Pasqua in una chiesa gremita d’adulti e bambini fin fuori dal sagrato.
Ed eccoci di nuovo sui mezzi, pronti per affrontare gli ultimi 600 km che ci separano dal primo incontro con i bambini. La frontiera Bielorussa, la maggiore incognita del viaggio. Temevamo anche 10 ore d’attesa snervante, ce la caviamo con quattro ore e mezza, qualche sacchetto di generi italiani (che erano destinati ai bambini) e l’immancabile caffè.
Benvenuti in Bielorussia – bentornati indietro di 60 anni. Si percepisce immediatamente che abbiamo lasciato alle nostre spalle il confortante mondo occidentale: le strade denotano sempre più la trascuratezza nella manutenzione (d’altro canto a chi servono), le poche auto che incrociamo (credo non più di 30/40 in 400km) risvegliano ricordi di un lontano passato, ma è il paesaggio a sconvolgere di più la nostra abituale visione della vita. Ci accompagnano ininterrottamente campi e boschi di betulle. La terra però non comunica “vita” come nelle nostre campagne lombarde: è spoglia, incolta, sembra non avere speranza neanche lei. Eppure lì qualcuno ci vive, in quelle “dacie” di legno, tutte uguali, con il terreno racchiuso da staccionate cadenti. E’ buio ormai, ma da quelle povere abitazioni sono poche le luci che illuminano la notte. Anche la strada è buia, solo i fari dei nove camper creano uno spettacolo inconsueto. Inconsueto anche per quella povera signora che incrociamo al ritorno dal lavoro – 6 km a piedi per tornare a casa con due borse pesanti – le diamo un passaggio e qualche alimento italiano, non finisce più di ringraziarci.
Siamo in tremendo ritardo sulla tabella di marcia, ma dobbiamo arrivare per avere un posto sicuro dove dormire.
Sono ormai le tre di notte quando la “carovana” arriva a Sasnovi Bor. Credevamo ormai di incontrare solo Ludmilla ad aspettarci ed invece erano tutti lì ….oltre 30 bambini con i genitori ed i tavoli di scuola imbanditi per fare festa agli amici italiani. L’oscurità nasconde la commozione nei nostri occhi, ci abbracciamo, brindiamo. Una buona dormita (la prima dopo quattro giorni) ed alla spicciolata scendiamo dai camper: sono tutti lì, come la sera prima, quasi avessero trascorso tutta la notte a vegliare su di noi. Li chiamiamo uno ad uno, c’è il pacco della famiglia italiana ed un sacchetto di generi alimentari, le foto di rito, i saluti per chi è rimasto a casa. Non ci siamo dimenticati di nessuno dei nostri bambini, ma in quella scuola ci sono anche gli altri, tanti altri. Ci accolgono nelle loro classi, si alzano in piedi quando entrano gli italiani, timidamente si avvicinano per consegnarci un loro ricordo, cercano un sorriso, una carezza, un bacio. In quegli occhi di quell’azzurro marino, di quel mare che loro non hanno mai visto, c’è tanta rassegnazione e la speranza di poter venire in Italia. Le insegnanti si fanno in quattro per ben figurare, con orgoglio ci fanno visitare le classi, la mensa, la biblioteca, l’esposizione delle foto italiane. I bagni li visitiamo da soli, basta uno sguardo per capire e non servono parole per commentare.
Mi sembra di rivivere il libro “Cuore”, ma questa è realtà, non finzione. Le famiglie ci invitano a casa, vogliono ricambiare l’ospitalità che per anni noi diamo ai loro bambini. Anche noi siamo curiosi di capire meglio la loro realtà, siamo venuti anche per questo. La tavola imbandita di tartine, pollo, pesce, insalata russa, birra, vodka, stona però con il resto dell’ambiente. Basta poco per capire che non è quella la quotidianità. “Le bambine non hanno fame, mangeranno dopo” in verità non c’è posto a tavola per loro, mancano le sedie e probabilmente anche piatti e posate, ma oggi è festa, ci sono gli amici italiani, da domani ricominceranno a mangiare patate e zuppa. Meno male che c’è Irina, una ragazza che è stata in Italia per otto anni, parla toscano, ci traduce. Il papà orgoglioso dice che quella casa l’ha comprata e da solo l’ha sistemata in due anni: impianto idraulico, riscaldamento a legna, c’è anche la televisione ed un telefono senza fili. Alle pareti tappeti, sono ornamentali ma soprattutto trattengono il caldo. Fuori, in “giardino”, la stessa terra senza vita da cui spuntano rami spogli di mele contaminate e sabbia, tanta sabbia. Hanno preparato anche uno spettacolo di canti e balli russi per noi, nel teatro del villaggio, cattedrale nel deserto, ultimo simbolo di un glorioso passato. E’ arrivato il momento dei saluti, ci aspettano gli altri bambini a 100 km di distanza. La commozione è inevitabile ma è un arrivederci, non un addio.
A Ragaciov il copione è il medesimo anche se i bambini sono 70 e molti sono ormai diventati ragazzi più alti di noi. Le scuole hanno lo stesso stile, le case anche, la vegetazione è tristemente monotona. Troviamo anche il tempo per un picnic nel bosco, una grigliata e tanti canti e balli accompagnati dalla fisarmonica. Per un pomeriggio riusciamo a dimenticare la realtà circostante anche se lo sguardo dei padri, carico di rassegnazione, non ci abbandona mai. Quello sguardo che viene tramandato da padre in figlio e che solo la consapevolezza di poter aspirare ad un futuro migliore riuscirebbe a mutare.
E’ l’ora del ritorno, abbiamo tre giorni per percorrere i 2500 km che ci separano da Vignate, da una Vignate in festa per la Redenzione: giostre, costumi, bancarelle e fuochi d’artificio.
Bentornati in occidente, bentornato consumismo, ma quello sguardo non riesco a dimenticarlo, la rassegnazione di chi non ha mai visto il mare. …..arrivederci all’anno prossimo Bielorussia.
Roberto

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…la strada perduta

Riflessioni dal viaggio 2007
Sono passati quattro anni dal primo viaggio umanitario in Bielorussia, ma l’emozione è la stessa del primo giorno. Quest’anno si aggiunge l’ansia di essere il primo in testa alla carovana, colui che deve guidare le 34 persone a bordo di otto camper che si apprestano a percorrere gli oltre 5.000 km che ci separano dal nostro rientro. Per me che sono capace di perdermi andando a Melzo è sufficiente per non dormire per un paio di notti anche se ho preparato tutto meglio che per una tesi di laurea. Speriamo che la benedizione di Don Francesco abbia effetto anche sul mio senso dell’orientamento. Bastano però i primi 300 km per capire che posso farcela a guidare tutti per il resto del percorso. E così attraversiamo senza problemi Austria, Repubblica Ceca, Polonia, passiamo indenni da Vienna e Varsavia rispettando tutte le soste agli orari programmati. Anche l’incontro con Svetlana (l’interprete che ci aiuta in dogana) avviene senza problemi ad un benzinaio in prossimità del confine. Ed eccolo l’ostacolo maggiore…la dogana Bielorussa………Svetlana scende dal camper, comincia a correre ed a parlare con i doganieri …corre….parla ……corre ……sorride……..passiamo ! Incredibile …la metà del tempo “solito”. E’ buio ormai ma si capisce che comunque non è cambiato nulla da quattro anni ad oggi. Una dormita ci fa dimenticare velocemente i 1.900 km già percorsi ed il sole ci guida sino a Minsk per incontrarci con Natascia e Mikail (gli interpreti che ci aiuteranno durante il soggiorno). La strada che ci separa da Sosnovy Bor scorre veloce nell’impazienza di rivedere i nostri bambini…..eccoli! sono tutti fuori dalla scuola ad aspettare gli amici italiani. Ci sono anche gli altri …quelli che non sono ancora venuti in Italia e quelli che ormai non potranno più venire…..con negli occhi la speranza che ci si sia ricordati anche di loro. Abbiamo qualcosa per tutti…..dolci, palloni, magliette dell’Italia “campione del mondo”. Il gruppo si separa ..le case bielorusse ci aspettano, le tavole sono già imbandite, non possiamo non fare onore al sacrificio di questa sincera ospitalità. Per fortuna la vodka ci aiuta a ……mandare giù ! Fa freddo mentre andiamo alla chiesa ortodossa per la veglia pasquale……che stellata meravigliosa…..ma perché qui si vedono così bene ? Certo…..il buio è totale, se Adriano non illuminasse i nostri passi non riusciremmo a vedere i nostri piedi. La Domenica Pasquale ci regala ….la neve ed il vento freddo del nord. Questa notte eravamo a – 6 ed a Vignate Jacopo è in maglietta mezze maniche. Come da programma dopo la Messa nella Chiesa cattolica di Svetlogorsk, con traduzione simultanea di Natascia, il pranzo preparato nella scuola dalle madri dei bambini e dalle insegnanti rispecchia quanto già visto nelle case…..e giù vodka….meno male che la “cantinetta” itinerante di Aronne ci riporta ai profumi del buon vino italiano. A casa di Hanna ci accompagna Mikail, riusciamo a parlarci ed a capire che in questi anni i prezzi sono lievitati più degli stipendi (tutto il mondo è paese)…..ma come si fa a vivere con 150 dollari al mese pagandone 50 di “bollette” ? la nonna li aiuta perché è vedova e prende la pensione del marito morto in guerra. Ma quando non ci sarà più ? l’orto è ben tenuto ed una approssimativa serra probabilmente consente raccolti anche fuori stagione….tralasciando la contaminazione del terreno evidentemente. Ma adesso basta con le feste…. siamo venuti per lavorare. Dobbiamo cercare di spender nel miglior modo possibile quanto raccolto con sacrifici e passione in Italia. Il Preside ci accoglie con la consueta freddezza e riservatezza “russa”. Parliamo ancora (ormai ne parliamo da due anni) dei bagni della scuola. “BAGNI” forse in bielorusso vuol dire “inflazione” perché ogni volta che si nominano il preventivo sale di 10.000 euro. BASTA ! se non è possibile facciamo qualcos’altro. Quando capisce che non li vogliamo abbandonare ma che siamo disponibili a valutare altri bisogni si apre…….così come si aprono le porte della falegnameria dove con orgoglio ci mostra le attrezzature comprate con il nostro aiuto; così come si aprono le porte della palestra dove gli unici attrezzi visibili sono palloni dell’epoca del “Grande Torino”…..adesso emergono i bisogni di materiale didattico, sportivo, attrezzature per le aule…….ok, va bene, noi ci siamo e siamo pronti, ma ricordati che poi controlliamo perché in Italia “vogliono vedere come spendete i soldi faticosamente raccolti”. Qualcuno è già partito per Rogachev altri si fermano ancora qui, il gruppo di separa, parte solo il mio camper ma grazie alle indicazioni stradali di Ludmila ed alla approssimativa comprensione dei cartelli stradali “cirillici” riusciamo ad evitare che la giovane interprete Helena ci porti fuori strada. Lo stadio di Rogachev in due anni è decisamente migliorato, i bagni sono decorosi ed il prato del campo inviterebbe a tirare due tiri al pallone… che non abbiamo più. Il freddo non è diminuito e la neve ci accompagna ancora. Larisa di corsa ci porta nei negozi per comprare il linoleum, per alcuni locali della casa accoglienza (luogo di transito per bambini in attesa di ritornare in famiglia od orfanotrofio), e materiale sportivo e didattico per l’Istituto di Gorodez (Internat per bambini e ragazzi con ritardo mentale) … lo visitiamo a distanza di tre anni, forse qualcosa è migliorato ma il timore che nel buio della notte anche qui avvengano episodi di violenza, come quelli della “Maria” di Cogoleto, è evidente dagli sguardi che ci scambiamo.
Alla scuola ci aspettano per lo spettacolo di danze popolari bielorusse……bravissimi….sia i bambini ed i ragazzi che si esibiscono, sia i costumisti e gli organizzatori. Tra un impegno e l’altro riesco a vedere Yuri per non più di due ore. Adesso è un diciassettenne che frequenta un “college”, come lo chiama lui, con indirizzo agrario. Anche se dista non più di trenta km torna a casa ogni due settimane. Non gioca più a calcio……peccato poteva essere una promessa, però mi sembra che sia ancora un bravo ragazzo e la famiglia ne è soddisfatta.
E’ mercoledì, il giorno dell’incontro con le autorità locali. Abbiamo portato il libro di Vignate donatoci dal Comune ed un gallone in terra cotta di olio ligure adornato con un augurante ramoscello di olivo simbolo di amicizia e pace. Il senso di riconoscenza per ciò che facciamo per loro è evidente così come la speranza della continuità. Il bilancio statale si dimentica spesso delle campagne russe e dei suoi abitanti ed il nostro aiuto sopperisce alle carenze del sistema.
Nella scuola di Antanina a Dvarez la pulizia, la cura evidenti sia nelle aule che negli spazi comuni contrasta con il senso di abbandono che si percepisce dalle abitazioni circostanti e dalle strade bianche che si diramano dalla “statale” per Minsk. L’aula di taglio e cucito da noi realizzata due anni fa è in pieno funzionamento ed ora è in grado di autofinanziarsi con la produzione di manufatti. Siamo riusciti ad insegnare un mestiere ed soprattutto un sistema. Anche in questa scuola i fondi “statali” scarseggiano e la mensa e la palestra necessitano di materiale. Antanina è già pronta con un elenco dettagliato e sorride quando capisce che anche questa volta siamo pronti ad aiutarla. Da questa scuola provengono tanti dei nostri bambini e soprattutto quelli in condizioni familiari più disagiate. L’ultimo pranzo “bielorusso” a cui dobbiamo evidentemente fare onore ed i saluti commossi ad un arrivederci all’anno prossimo. L’ultima foto è per Alexander, un vecchio (ma forse l’apparenza inganna) che ci saluta ogni anno dalla sua casa. Una cicogna vola sopra le nostre teste e si posa sul nido sui pali della luce. Si riprende il viaggio, si torna a casa……..le luci e le macchine di Minsk ci spiegano dove finiscono i soldi “statali”. Riecco Svetlana, sta ancora correndo, in due ore attraversiamo la dogana…..mai visto ! Insieme ai km aumenta progressivamente anche la temperatura ed il dispiacere che il viaggio stia volgendo al termine. Eccoci Vignate ! ci perdiamo nelle bancarelle della Festa della Redenzione …..dov’è finito il silenzio dei boschi ? Dove sono le stelle ? Dov’è quella signora che ci porta una mela per il viaggio ? Dove sono i sorrisi dei nostri bambini ? Mi accorgo di essere riuscito a riportare tutti a casa attraverso i 5.000 km che abbiamo percorso e che forse la “strada” che temevo di perdere è più facile perderla ……..non facendo niente!

Roberto

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